Storia dell' alimentazione

LA CONVIVIALITÀ DELLA TAVOLA: UN “SAPORE” ORMAI PERDUTO

posted by Martina Crescenzi novembre 11, 2013 0 comments

Esponenti della Scienza, durante la II Conferenza Internazionale del CIISCAM (Centro Interuniversitario di Ricerca sulle Culture Alimentari Mediterranee, La Sapienza di Roma), nel novembre del 2009, hanno elaborato la Nuova Piramide Alimentare per la Dieta Mediterranea moderna. La prima piramide alimentare che tiene conto dell’evoluzione della società ponendo, alla base di essa, come uno dei quattro principi fondanti, la convivialità.
Proprio dal tassello “convivialità”, parte questa riflessione sulle tradizioni locali, dal sapore ormai perduto, che hanno delineato la cultura di generazioni molto vicine alla nostra.

Condividere il cibo è, universalmente riconosciuto come uno dei modi fondamentali con cui si possono stabilire e mantenere rapporti interpersonali. Il termine “compagno”deriva dal latino cum-pani, ovvero “dividere il pane con”. Quindi il cibo è sinonimo di amicizia, è piacere di stare con gli altri condividendo qualcosa di se stessi.

cont a tavolaPortatrice di una cultura conviviale è senz’altro la civiltà contadina di un recentissimo passato, alla cui tavola venivano prese le decisioni lavorative, si educavano le giovani generazioni, si discuteva di politica. La convivialità rappresentava dunque uno strumento comunicativo potentissimo riscoperto, ultimamente, come preventivo per molti disordini alimentari.

Le preferenze alimentari sono strettamente connesse con meccanismi di auto-identificazione sociale; ogni nuovo alimento viene incorporato nel sistema socio-culturale vigente attraverso un processo di autenticazione ed accettazione condivisa, che lo rende autoctono e genuino; così le moltissime piante che oggi fanno parte del nostro mangiare mediterraneo, sono state “espropriate” della loro origine medio-orientale o americana.

Il cibo è allora un elemento culturale sottoposto, nel corso della storia, a mutamenti per l’azione di forze economiche, politiche, sociali e religiose. Così come esistono alimenti che vengono conservati per millenni ed altri che vengono dimenticati, così accade per le abitudini alimentari: si è perpetuato fino ai nostri giorni il mangiare insieme per festeggiare qualcosa, ma si è persa la convivialità tra le mura di casa o per un qualcosa di comunitario come, nella civiltà contadina, potevano essere le feste liturgiche e gli eventi stagionali: la trebbiatura, la vendemmia, l’uccisione del maiale, ecc.civilta-contadina-simply-me

Il momento del mangiare tutti insieme era anche un momento importante per insegnare ai figli le buone maniere, raccontarne le marachelle, educare al risparmio, al rispetto del più grande e alla solidarietà verso i più bisognosi (ogni settimana si faceva mangiare alla propria tavola un meno abbiente). La famiglia di ieri, attraverso il mangiare comunitario, trasmetteva cultura, anche se a volte in forma autoritaria, talvolta con modalità sicuramente discutibili, aveva comunque incidenza sul costume e sulla trasmissione di valori.
Oggi a tavola vige la fretta perché bisogna “correre” su internet a controllare qualche notifica o la fa da padrone lo “shhh” perché si rischia di non sentire cosa dice la televisione, televisione dove le tradizioni vengono banalizzate attraverso gli spot pubblicitari, con il solo scopo di renderle veicolo di consumi.

Come detto precedentemete, ogni sistema di alimentazione prevede al suo interno una precisa articolazione e disposizione, norme condivise dal gruppo sociale di riferimento e guidate, anche, ed in molti casi soprattutto, da norme di tipo religioso.
Il cibo, infatti, è assunto dalle religioni come paradigma simbolico della relazione fra l’uomo e qualcosa di superiore, in nome dell’Amore reciproco. Un forte esempio ne sono l’ebraismo e l’islamismo, per le quali il famosissimo proverbio “dimmi cosa mangi e ti dirò chi sei”, si trasforma in: “dimmi cosa mangi e ti dirò in cosa credi ed a quale gruppo appartieni”.pesach

Nella tradizione religiosa ebraica, per esempio, il cibo è il mezzo attraverso cui l’uomo condivide con la comunità quel processo di santità a cui è chiamato il popolo di Israele ed è anche un potente fattore di identità, che contribuisce a conservare e rinnovare il legame con le proprie radici. La tradizione ebraica è costellata da una serie di innumerevoli regole alimentari (kasherùt), modelli di comportamento che concorrono a delineare un vero “stile di vita”.
halalFood15wmAnche nel mondo islamico esistono dei Centri di Certificazione di Qualità Halāl per garantire l’osservanza delle norme alimentari religiose dove halāl sta per “lecito” e si contrappone ad harām, ciò che è “proibito”.

 

pane-e-vinoNella religione cristiana, a differenza di quella ebraica ed islamica, non esistono regole alimentari se non quelle legate alla moderazione: ”Non è ciò che entra nella bocca che contamina l’uomo; ma è quel che esce dalla bocca che contamina l’uomo” […] (Mt 15,11). Tuttavia, è importante notare che, nella religione cristiana, l’evento culmine della Salvezza, cioè l’Eucarestia, si svolge intorno al tavolo dell’ultima cena.
I riti religiosi, i ringraziamenti collegati ad eventi stagionali ed una buona tavola imbandita con ogni specialità come filo conduttore, oggi si sono quasi definitivamente persi.
Giosuè Carducci, con la sua “San Martino”, ci ricorda antichi sapori ed odori legati ad una festa religioso-folkloristica; quale modo migliore per concludere questo piccolo escursus tra la convivialità della tavola che è anche quella dell’animo?
La nebbia a gl’irti colli
Piovigginando sale,
E sotto il maestrale
Urla e biancheggia il mar;
Ma per le vie del borgo
Dal ribollir de’ tini
Va l’aspro odor de i vini
L’anime a rallegrar.
Gira su’ ceppi accesi
Lo spiedo scoppiettando:
Sta il cacciator fischiando
Su l’uscio a rimirar
Tra le rossastre nubi
Stormi d’uccelli neri,
Com’esuli pensieri,
Nel vespero migrar.
Giosuè Carducci (1858, da Rime Nuove)

FONTI BIBLIOGRAFICHE E SITOGRAFICHE:
-Cibo e religione: diritto e diritti (a cura di A. G. Chizzoniti e M. Tallacchini), Le regole alimentari nella tradizione ebraica di Stefania Dazzetti, Libellula, Edizioni Tricase (Le), 2010
-Cibo e religione: diritto e diritti (a cura di A. G. Chizzoniti e M. Tallacchini), La tutela della diversità: cibo, diritto e religione di A. G. Chizzoniti, Libellula, Edizioni Tricase (Le), 2010
-www.inran.it
-www.taccuinistorici.it
-Rizzara notizie (Istituto Nicolò Rizzara, Vicenza)
-A. Guigoni, R. Ben Amara, Saperi e Sapori del Mediterraneo, AM6D edizioni, Cagliari, 2006
-Marchisio O. (a cura di), Religione come cibo e cibo come religione, Franco Angeli, Milano, 2004
-La Sacra Bibbia: Mt (15,11)

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