Biochimica delle Nutrizione

L’OBESITA’ MODERNA? UNA EREDITA’ GENETICA PREISTORICA

posted by Martina Crescenzi 23 Gennaio, 2013 0 comments

uomo-scimmia

La Preistoria, termine che definisce il periodo antecedente la scrittura, è suddivisibile in tre sotto-periodi: Miocene, Pliocene, Olocene, diverse tappe dell’evoluzione della razza homo, evoluzione che comprende anche la formazione del nostro metabolismo.
La nostra linea evolutiva si è separata da quella dello scimpanzè grazie  all’acquisizione della statura eretta, la quale permette una modalità di raccolta e di caccia migliore. Ulteriori modificazioni vantaggiose sono la diminuzione della superficie corporea esposta ai raggi solari e la perdita del pelo (non precisamente databile) seguita dallo sviluppo dell’apparato sudoriparo con il risultato di avere una efficiente refrigerazione, in particolare del cervello, organo sensibile alla temperatura elevata.

Nell’era del Miocene, gli antenati dell’uomo odierno sviluppano il loro metabolismo selezionando i geni in relazione ad una alimentazione prettamente vegetale. Gli zuccheri presenti nei frutti vengono utilizzati come fonte energetica immediata che, dunque, non va a costituire deposito. Inoltre, essendo il colesterolo – steroide fondamentale per il nostro organismo – presente soltanto negli alimenti animali, è necessario, per gli abitanti del Miocene, sviluppare il cosiddetto “genotipo risparmiatore per il colesterolo”.  La pressoché nulla modificazione di questo genotipo nel corso dell’evoluzione spiega la predisposizione moderna all’aterosclerosi. Il colesterolo, sintetizzato per l’80% dal nostro organismo, da quando l’uomo è divenuto carnivoro, è stato infatti  implementato da una introduzione di tipo esogeno.

L’età intermedia, rappresentata dal Pliocene, è caratterizzata anch’essa da diverse mutazioni genotipiche e dunque fenotipiche (ovvero caratteristiche osservabili dall’esterno). In questa seconda parte della Preistoria l’alimentazione diviene sempre più carnivora, accompagnata da vegetali della foresta ricchi di polifenoli. Questi ultimi hanno reso l’essere umano superiore (evolutivamente parlando) rispetto alle altre specie carnivore pure grazie all’azione antiossidante e anti-invecchiamento.
La “dieta di foresta” però,  ha creato un “genotipo metabolico sensibile all’insulina”  determinato dall’assunzione di cibi ad alto indice glicemico come la frutta matura. Inoltre i  cacciatori alternano lunghi periodi di digiuno, in attesa delle prede, a periodi di grandi “abbuffate”. Nella fase di carestia, l’organismo utilizza i grassi depositati nel tessuto adiposo per sopperire alla carenza energetica. Ecco allora che l’uomo inizia ad accumulare grasso corporeo ma, da quando il cibo è divenuto più abbondante, questo “genotipo risparmiatore” ha esposto l’uomo ad un maggiore rischio di obesità  e  di diabete di tipo 2. evoluzione

In ultimo abbiamo l‘Olocene, periodo ove avviene “la differenziazione fenotipica” delle varie razze del pianeta sulla base di un adattamento ai differenti climi e alle esigenze nutrizionali. Un esempio ne sono  i Pigmei che hanno mantenuto una bassa statura, in seguito al blocco dell’azione dell’ormone della crescita, funzionale al loro doversi arrampicare sugli alberi per raccogliere i frutti sulle cime più alte.

Dopo l’inizio della lavorazione degli strumenti in pietra e la possibilità di controllare il fuoco che ha determinato una migliore digeribilità della carne – con conseguente riduzione della mandibola – segue, nel Neolitico, la Rivoluzione dell’agricoltura e della pastorizia. L’uomo raccoglitore-cacciatore passa da uno stile di vita molto dinamico ad uno stile di vita sedentario,stanziale essendo ormai in grado di produrre  risorse alimentari anziché doversele procurare con continue migrazioni.
Con l’agricoltura si  inserisce nella dieta quotidiana una grande quantità di amido che  porta allo sviluppo dell’enzima amilasi salivare il quale permette di usufruire di un rapido assorbimento del glucosio. La carne, derivando ora da animali non più selvatici ma perlopiù sedentari,  diviene sempre più ricca di grassi saturi che d’altra parte la rendono più gustosa ed appetibile. Grande novità della produzione autonoma di cibo è l’accesso indefinito al latte. Gli ominini infatti, non possono aver assunto latte dopo lo svezzamento finchè non ebbe inizio l’addomesticamento degli  animali.
venere di wi
Ma la differente interpretazione del sovrappeso della statuetta della Venere di Willendorf (di cui sopra l’immagine) simbolo di fertilità e di una donna moderna, indice oggi di un rischio elevato di malattie, è dovuto soltanto ad un modificato punto di vista sociale? In realtà, la differenza tra queste due icone femminili in sovrappeso è anche di tipo metabolico. Il genotipo risparmiatore della donna preistorica, infatti, l’ha portata ad accumulare grasso sottocutaneo che non è andato a sostituire il muscolo al contrario di quanto accaduto per la donna moderna la quale, accumula grasso viscerale sacrificando la massa magra ovvero la massa metabolicamente attiva.

Essendo avvenuto, per gli studiosi, soltanto un cambiamento genetico parziale compatibile con un carico di nutrienti quantitativamente e qualitativamente superiore, l’uomo moderno si trova a convivere dunque con un genotipo risparmiatore di energia.

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI:
Giuseppe Rotilio “Il migratore onnivoro-Storia e geografia della nutrizione umana-”, Carocci Editore

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