Disturbi del comportamento alimentare

L’ ORGANO ADIPOSO: LA CENTRALINA DEL NOSTRO BENESSERE

posted by Martina Crescenzi 14 Novembre, 2012 0 comments

Se vogliamo vedere la faccenda dal punto di vista del “bicchiere mezzo pieno”, potremmo dire che l’ aumento epidemico dell’ obesità e della sindrome metabolica (alti livelli di colesterolo, trigliceridi, iperglicemia ed ipertensione) degli ultimi anni, ha stimolato i ricercatori ad approfondire l’ analisi del tessuto ritenuto responsabile di un incremento eccessivo con conseguenti importanti scoperte. Grazie, in particolare, al lavoro del gruppo di ricerca diretto dal Dott. Saverio Cinti dell’ Università Politecnica delle Marche si è giunti alla conclusione, accettata dal mondo accademico, che il tessuto adiposo è in realtà un organo. Il punto di partenza, che ha portato alla formulazione di questo nuovo assioma, è rappresentato dalla presenza nell’ adipocita della leptina (dal greco leptos, cioè snello,magro) ovvero di quell’ ormone legato alla regolazione dell’ appetito noto anche come “ormone della sazietà”.
Da qui, è iniziata l’ “era endocrina dell’ adipocita”.

Per comprendere meglio, bisogna risalire alla struttura anatomo-fisiologica di questo organo. Anzitutto, la parola organo sta ad indicare la presenza di due o più tessuti che cooperano per un fine funzionale comune; in questo caso parliamo di tessuto adiposo bianco e bruno. Nel nostro organismo, una particolare struttura ha una determinata forma e disposizione spaziale proprio perché, da queste caratteristiche, derivano gli obiettivi che un preciso organo deve assolvere per mantenere l’ omeostasi generale. Le cellule uniloculari e sferiche dell’ adipocita bianco e quelle poliedriche dell’ adipocita bruno, portano rispettivamente all’ adempimento di due funzioni: la creazione di un intervallo di tempo tra un pasto e l’ altro (se l’intervallo si prolunga per settimane queste cellule rappresentano l’unico mezzo di sopravvivenza) e la produzione di calore per il mantenimento di una temperatura corporea stabile (non legato ad attività muscolare) a partire dagli acidi grassi.

Andando più a fondo possiamo ben capire che la morfologia e dunque le funzioni dei due tessuti sono antitetiche: l’ adiposo bianco accumula mentre il bruno dissipa. In realtà, in questo vi è un reciproco completamento in quanto il nostro corpo abbisogna di uno step di accumulo di energia per consentire poi una utilizzazione di questa per la normale sopravvivenza. La compensazione dei due tessuti è inoltre visibile nella disposizione intersecata che assumono all’ interno dell’ organo adiposo stesso.

Ma la genetica c’entra qualcosa in questo discorso? Evolutivamente parlando, possiamo dire che in un periodo storico in cui la scarsità di cibo era la norma si sono selezionati i geni che avevano la capacità di sviluppare velocemente il tessuto adiposo bianco. Oggi, che questo problema è stato (almeno nelle civiltà occidentali) abbondantemente risolto -tanto da verificarsi il caso contrario-la presenza di questi geni ha probabilmente portato all’ obesità.

Facendo una correlazione organo adiposo-obesità si può concludere che due condizioni in particolare portano ad uno stato patologico di sovrappeso: un aumento nel numero di adipociti (iperplasia) o un aumento del volume degli adipociti (ipertrofia); la prima si verifica maggiormente in età evolutiva mentre la seconda in età adulta. La negatività di queste condizioni sono determinate dal fatto che, essendo un organo, l’adipe rilascia sostanze infiammatorie -le adipochine– ma anche molecole importanti per il normale funzionamento immunitario, coagulativo e idro-elettrolitico. Problemi di disfunzione di questo organo, quindi, risulterebbero in alterazioni di tipo metabolico importanti.

Le sedi sottocutanee e viscerali, in cui l’adipe si va ad annidare, sono importanti per comprendere la sua essenzialità fisiologica. L’adipe sottocutaneo, che si estende per tutta la superficie del corpo, lo si può definire sesso-specifico in quanto nella donna è particolarmente sviluppato in regione gluteo-femorale e mammaria mentre nel maschio nella zona addominale. L’ adipe viscerale, invece, si distribuisce tra i vari organi della cavità addominale ed un suo eccesso è correlato ad un aumentato rischio di patologie cardiovascolari e diabetiche. La circonferenza vita è allora un dato importante in quanto rivelatore di tale eccedenza.

Scoperta alquanto affascinante è quella rappresentata dal concetto di “transdifferenziazione fisiologica reversibile” tra i due tipi di cellule adipose. Questo vuol dire che vi è la possibilità di trasformare una cellula adiposa bianca in bruna e viceversa a seconda delle necessità energetiche dell’ organismo quindi, tutti i geni presenti nel white adipose tissue sono presenti nel brown tranne quello dell’ UCP1 (proteina disaccoppiante 1 che permette il controllo della temperatura corporea non di tipo muscolare) e forse della leptina.

In ultimo, possiamo dire che l’organo adiposo presenta un caratteristica di elasticità dovuta alla presenza di un recettore adrenergico-beta3- che permette di mantenere due necessità fondamentali: la termogenesi ed il metabolismo; quando il nostro corpo necessita in maniera prioritaria della prima perché troppo esposto al freddo, l’organo diventa “più bruno” utilizzando i lipidi per produrre calore, mentre quando necessita un maggiore accumulo di lipidi , l’organo diventa “più bianco”.
Questa transdifferenziazione è ben visibile nella ghiandola mammaria (ricca in tessuto adiposo) che nel tempo subisce differenti modificazioni metaboliche: nella condizione pre-gravidica la mammella è costituita per il 90% da adipociti mentre durante la gravidanza, questi vengono totalmente persi per dare posto alla componente ghiandolare secernente latte. Questa condizione permane anche nella fase di allattamento e si modifica soltanto 10 giorni dopo la fine di questo, periodo in cui gli adipociti si riformano tornando alla condizione pre-gravidica. Codesto fenomeno è stato denominato “occultamento adipocitico” .

Per concludere, nei primi mesi del 2012 il Dott. Cinti ha esposto nel giornale Nature una nuova scoperta coinvolgente l’ ormone irisina; questo verrebbe rilasciato in circolo a seguito di una intensa attività fisica e avrebbe una funzione di trasformazione delle cellule adipose.

Insomma, grandi passi avanti nella comprensione del più affascinante dei mondi: il nostro corpo e, si spera, importanti conseguenti applicazioni in campo medico per un miglioramento del benessere sociale.

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI E SITOGRAFICI:
– La Transdifferenziazione nell’Organo Adiposo di Saverio Cinti, Review Società italiana obesità, 2008
– Il tessuto adiposo come organo multifunzionale di Gabriele Bittolo Bon,U.O. di Medicina Interna, Dipartimento di Medicina Clinica, Ospedale Umberto I, Mestre-Venezia,2008
– L’ organo adiposo di Saverio Cinti, Istituto di Morfologia Umana Normale, Università di Ancona
– “INFIAMMAZIONE DELL’ORGANO ADIPOSO IN MODELLI SPERIMENTALI DI OBESITA’” Tesi di dottorato di J. Perugini in Obesità e patologie correlate, Università politecnica delle Marche
– www.ilsole24ore.it

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